"In un'altra vita vorrei fare il musicista" - Il nostro incontro con Woody Allen

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"In un'altra vita vorrei fare il musicista" - Il nostro incontro con Woody Allen

Per la presentazione parigina del suo nuovo film Woody Allen non poteva che scegliere l’hotel in qui ha girato Midnight in Paris: Le Bristol. La suite in cui alloggiavano Owen Wilson e Rachel McAdams è diventata meta di pellegrinaggio per gli amanti di Allen, ma il suo film ha ricevuto da quelle parti non pochi rifiuti pieni di sdegnata supponenza parigina. Tornando al regista newyorkese, lo abbiamo incontrato in un periodo molto positivo della sua carriera. Dopo anni non facili ha ripreso a dialogare col pubblico che è tornato a vedere i suoi film, non solo in Europa, ma anche in patria.

In gran forma (“ho visto i miei cinque dottori e hanno detto che va tutto bene”), aveva appena finito nel sud della Francia le riprese del suo nuovo film, Magic in the Moonlight, con Colin Firth ed Emma Stone come protagonisti. È arrivato al nostro tavolo subito dopo la sua Jasmine, Cate Blanchett, sedendosi e dicendo, con un sorriso sornione, che avrebbe smentito tutto quanto appena detto da lei. Sicuramente più a suo agio e rilassato senza telecamere ha rievocato le fasi della scrittura e il momento in cui ha pensato alla protagonista adatta: “ho iniziato a scrivere il film senza avere nessuno in particolare in mente, poi quando sono arrivato a metà mi sono reso conto che ci voleva un’attrice veramente brava. Allora mi sono detto che Cate Blanchett era quella giusta, quindi ho scritto la seconda metà con lei in mente, sperando fosse disponibile. Come qualche volta mi accade sono stato fortunato e aveva del tempo fra uno spettacolo teatrale in Australia e un altro”.

Anche se in realtà non l’ha mai vista a teatro, la prima volta è stato nel film di Anthony Minghella Il talento di Mr. Ripley. “Non avevo mai sentito parlare di lei e ho chiesto, ma chi è? È fantastica, ruba la scena nel film. Poi l’ho vista nel film di Scorsese [The Aviator n.d.r.] e in qualche altro film. È chiaramente una grandiosa attrice, non solo molto brava, ma propria grandiosa, cosa non molto frequente, specie fra quelle della sua età.” Non avendola mai vista a teatro si è quindi perso la Blanche che ha interpretato con grande successo nella pièce di Tennessee Williams "Un tram che si chiama desiderio". Un ruolo che rievoca molto quello di Jasmine.
Non solo Allen ha detto di non averla vista in quello spettacolo, ma di essersi rifiutato di vedere tutte le versioni teatrali di quell’opera dopo aver visto molti anni fa il film con Marlon Brando e Vivien Leigh. “Era la perfezione assoluta, era impossibile fare di meglio, semplicemente erano la regia e le interpretazioni definitive.”

Come spesso gli accade il regista ha respinto ogni possibile legame fra la realtà e il suo film. Ai molti che hanno visto riferimenti alla vicenda di Bernie Madoff ha risposto: “non ho pensato neanche per un secondo alla moglie di Madoff. Sono supposizioni che la gente fa, ma sono false. Mia moglie è venuta una volta a pranzo a casa e mi ha raccomandato la storia di una sua amica, molto ricca, vita agiata, feste lussuose. Improvvisamente tutto è finito e il mondo le è caduto addosso. Dopo dieci anni con questo tenore di vita il governo le aveva preso tutti i suoi soldi, i gioielli, le case. La cosa l’aveva traumatizzata enormemente. Allora l’ho trovata una storia profondamente tragica che valeva la pena raccontare, aggiungendo naturalmente molte cose inventate”.

Una storia tragica, in cui nessun personaggio impara niente da quello che gli accade: “ho cercato di raccontare la storia in maniera onesta, non intendo inventare riferimenti o fare prediche morali. Questa è la storia e la gente può vederla e trarne quello che preferisce. Una storia che aveva tutti gli elementi della tragedia con la protagonista artefice in qualche modo della sua stessa caduta, che si risveglia da una vita in cui negava la verità, in cui non vedeva quello che le accadeva, i tradimenti del marito. Si sarebbe potuto raccontare questa storia anche sotto forma di commedia, ma l’ho vista come una cosa terribile, una tragedia. Ma è stato il caso, una bella storia raccontatami da mia moglie, a farmi scegliere questo tipo di storia. Non penso che viviamo il periodo più tragico della mia vita, penso che durante la Seconda guerra mondiale fosse peggio. La storia che ho appena finito di girare nel sud della Francia è una storia romantica.”

Dopo anni di spostamenti in giro per l'Europa, dopo Vicky Cristina Barcelona, Midnight in Paris, To Rome with Love e prima i film londinesi, questa volta si è allontanato di nuovo da New York, ma rimanendo negli Stati Uniti, nella costa ovest. Non nella odiata Los Angeles, ma a San Francisco: “mi piace come città, ci ho girato il mio primo film, Prendi i soldi e scappa. È una città che mi è sempre piaciuta. Amo viverci. Devi decidere dove vivere per tre mesi, è un periodo lungo. Jasmine avrebbe potuto vivere a Pittsburgh o in Texas, ma io no! San Francisco è una bella città e mi piace starci. Ma non sono così tante le città in cui vivrei così a lungo da poterci girare un film.”

Un modo per rispondere alle tante offerte, presunte o reali, di città di tutto il mondo che vorrebbero ospitare un suo film: “per me va bene, ma devono trovare i soldi. Le altre città mi hanno chiamato e mi hanno detto di venire che avrebbero finanziato il film. Ma non viaggio per divertimento. Non sono una persona curiosa. Vado in questi posti perché posso lavorarci, ma se fosse per me starei tutto il tempo a New York senza muovermi. Mia moglie mi spinge a farlo. Perché a lei piace viaggiare, lei è curiosa, le piacciono i musei, girare per le strade. Se non fossi sposato starei a casa a vedere lo sport in televisione, senza lasciare la



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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