La crisi di Jasmine - Il nostro incontro con Cate Blanchett

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La crisi di Jasmine - Il nostro incontro con Cate Blanchett

Il fascino non teme il jet lag. Nonostante le parole della sua publicist che ci chiede di non fare foto e ce la anticipa stanca per il lungo viaggio dall’Australia, Cate Blanchett appare come al solito affascinante e rilassata quando la incontriamo in un lussuoso albergo del centro di Parigi. Pronta al sorriso, ma anche caustica pur con la sua consueta eleganza, l’attrice si gode il successo personale della sua interpretazione in Blue Jasmine di Woody Allen. Inutile spendere altre parole sulla sua performance, sicuramente una delle più significative dell’anno e di una carriera sempre in crescendo che ormai le vale un posto fra le interpreti più significative del cinema contemporaneo.

Jasmine è una donna che passa dalla ricchezza spensierata del jet set di New York al crollo emotivo e finanziario dopo l’arresto del marito per frodi assortite. Un personaggio che fa venire in mente Blanche, la donna della Louisiana protagonista della pièce "Un tram che si chiama desiderio", da lei interpretata con successo a teatro. “Leggendo la sceneggiatura naturalmente ho notato le somiglianze nella struttura, nell’architettura iniziale della storia-dice la Blanchett- ma Woody non l’ha mai menzionata. Credo fosse perché non voleva che ci adeguassimo a quell’archetipo del sud degli Stati Uniti. Ci sono sicuramente delle similitudini: sia Blanche DuBois che Jasmine French sono donne distrutte con un’idea di loro stesse molto romantica. Penso di aver potuto dare qualcosa in più al personaggio per aver interpretato Blanche a teatro, ma Woody ha un ritmo molto diverso nel mondo in cui scrive, per cui rintracciare una sensibilità del sud nel modo in cui affronta le situazioni in cui si trova credo sarebbe sciocco".

Nella storia di Jasmine in molti hanno riconosciuto Ruth Madoff, moglie del super broker Bernie protagonista della più grande frode finanziaria della storia americana, cui è stata inflitta una condanna a 150 anni di carcere nel giugno 2009. Un riferimento che Woody Allen nega decisamente e sui cui anche la sua Jasmine ha voluto dire la sua: “Wall Street è molto lontana da Hollywood. La crisi non ha certo colpito solo la costa est degli Stati Uniti, ma non credo ci sia niente di specifico in comune fra Madoff e lei. Ci sono molte persone che hanno dovuto completamente reinventarsi, valutare chi fossero realmente i loro amici, dopo averne persi tanti. Si sono trovate spogliate di quella che pensavano fosse la propria identità e Jasmine è una di quelle persone. Come tutti sono stata catturata dalla incredibile vicenda di Ruth Madoff, ma il film racconta piuttosto di una caduta in disgrazia. Woody non è interessato a questi paralleli, ma solo al fatto che le sue storie prendano vita.”

Il suo personaggio lascia New York per cercare rifugio dalla sorella a San Francisco, che non vedeva da anni, la quale conduce una vita molto diversa, dal tenore modesto e con le difficoltà di trovarsi un uomo decente. Un tentativo, insomma, di rinascere: “vive una situazione di panico cieco, non ha una consapevolezza precisa di se stessa. Nel suo passato si è reinventata, allontanandosi dall’ambiente in cui era nato, specie dal punto di vista sociale. Ha cambiato nome. È già una finzione di se stessa, per cui quando perde la struttura sociale in cui vive finisce in caduta libera, proprio quello che la rende umana agli occhi del pubblico. Non credo si comporti in maniera maliziosa o cattiva, è nel panico più totale, il che la rende incapace di affrontare la realtà, tando da diventare quasi patetica. In fondo siamo tutti la parodia di noi stessi, siamo tutti totalmente assurdi, per questo Woody è un genio: mette i suoi personaggi in situazioni assurde in modo che sia possibile identificarci. Quando siamo nel panico, in caduta libera, o ci innamoriamo della persona sbagliata, siamo creature assurde. Come attrice non mi interessa particolarmente cercare la simpatia del pubblico, ma trovare un barlume di umanità nel personaggio. La grandezza di Woody è che crea sempre nuovi archetipi che sono molto divertenti da interpretare.”

Se Cate Blanchett ha liquidato ogni speranza o riferimento all’Oscar ricordando come non recita certo pensando ai premi, non ha nascosto l’emozione forte che è stata lavorare con uno dei miti del cinema. “È terrificante lavorare con degli eroi perché dipingere un quadro o dirigere uno spettacolo teatrale piuttosto che un film non è un’impresa sacra, ma profana. La mia generazione è cresciuta con una forma di reverenza nei confronti delle sue opere e delle sue attrici come Diane Keaton e Mia Farrow. Tutto questo può essere pericoloso perché in realtà Woody è molto pragmatico, il che rende fantastico lavorare con lui. Il suo modo di lavorare è legato solo al fatto che una scena funzioni o meno, che sia noiosa o interessante, alla fine questo è tutto quello che gli interessa ed è una boccata d’aria fresca lavorare con un regista così. Per cui sono stata certo elettrizzata quando mi ha chiamato, ma anche terrorizzata. Un po’ come con Martin Scorsese: speri semplicemente di non mandare tutto a rotoli, lo dico seriamente.”

Per l’ennesima volta Allen mette in scena una storia al femminile, in cui gli uomini sono motore di disgrazie o al massimo rappresentano una speranza di stabilità. Una situazione che accomuna Jasmine al personaggio della sorella, interpretato da Sally Hawkins, che rimane molto diversa da lei, sia come sorella nel film che nel modo di recitare. “Ho amato Sally Hawkins dalla prima volta in cui l’ho vista sullo schermo-ci ha detto l’attrice australiana- poi l’ho incontrata a New York mentre ero in scena a teatro con "Zio Vanja". Abbiamo avuto a disposizione due settimane per conoscerci prima di andare a San Francisco, il che è stata una benedizione. C’è stata una meravigliosa complicità tra tutti gli attori, specie fra Sally e me. Quando vedi Jasmine e Ginger insieme… tra l’altro mentre le nomino mi viene da ridere a pensare ai loro nomi, tutte fragranze profumate [ride di gusto n.d.r.]. Tornando a noi, quando le vedi insieme credo che compongano un quadro brillante. Ci siamo divertite molto insieme bevendo birra e trascorrendo delle nottate chiacchierando.”


Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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